| Sono passati 50 anni da quando
venne pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti. Eppure, non senza
sorpresa, ora la ritroviamo tra i primi 20 single (ma la scorsa settimana
era in terza posizione) della classifica della BBC (http://www.bbc.co.uk/radio1/chart/top40/).
Stiamo parlando di “That’s all right (mama)”,
di Elvis Presley, non a caso “The King”.
Eppure i fan del molleggiato a stelle e strisce hanno probabilmente poco
di cui rallegrarsi, poiché il clamoroso quanto postumo successo
rischia di generare un nuovo scandalo copyright. “Liberate
Topolino”, diceva Laurence Lessig. “Liberate
Elvis”, vorremmo non dover dire.
La questione è semplice: nell’Unione Europea, e quindi anche
in Italia ed in Gran Bretagna, la durata dei cosiddetti diritti
connessi del produttore di fonogrammi (volgarmente: dischi) sulla
fissazione di un’esecuzione (volgarmente: registrazione) è
di 50 dalla data di pubblicazione (articolo 75 della legge n.° 633/1941
sul diritto d’autore). Questo significa che, a partire dal 1°
gennaio dell’anno successivo, i diritti sulla fissazione cadono
in regime di cosiddetto “pubblico dominio”, ovvero la registrazione
è lecitamente utilizzabile da chiunque. Si tratta della ragione
per la quale molte raccolte di vecchi successi degli anni ’40 o
’50 si possono trovare spesso in vendita a prezzi irrisori, non
dovendosi i produttori accollare i diritti di riproduzione sulle canzoni.
Così, alla BMG, titolare dei diritti connessi
sul master della registrazione di “That’s all right”,
già hanno cominciato a fare i conti sulle perdite causate dalla
caduta in regime di pubblico dominio della fissazione. E qualcuno ha già
in mente di proporre, anche per l’Unione Europea, una estensione
del periodo di tutela dei produttori discografici, sulla scorta del “Sonny
Bono Copyright Term Extension Act”, con il quale, Stati
Uniti nel 1998 hanno portato tale termine a 95 dalla data di registrazione,
con grande soddisfazione, come sappiamo, della Walt Disney, che ha così
scongiurato il pericolo di veder liberamente utilizzabile l’immagine
di Topolino.
In particolare, il presidente della British Phonograph Industry,
Peter Jamieson, ha dichiarato che (traduzione libera) “il
termine del diritto d’autore sulle registrazioni del periodo di
esplosione della musica pop, fine degli anni ’50 e anni ’60,
che non riguarda solo i Beatles ma anche molti altri artisti inglesi,
è poco lontano. Se nulla verrà fatto, gli artisti subiranno
gravi perdite per le mancate vendite, non solo nel Regno Unito, ma in
tutto il mondo”.
A rincarare la dose ci pensa Bruce Welch, bassista degli Shadows,
storico gruppo di supporto di Cliff Richard, appena reduce da
un trionfale tour di 37 date in Inghilterra: “è spaventoso!
Il nostro materiale vende ancora. Vorrei che il periodo (di durata dei
diritti sulle registrazioni) venisse esteso quanto prima, e 95 anni mi
sembrano adeguati”.
Fuori dallo UK è invece la IFPI (International Federation
of Phonographic Industry) a fare gli interessi dei discografici,
con una campagna che mira a rendere i legislatori maggiormente sensibili
alla questione: “stiamo sfruttando tutti i mezzi per evidenziare
il problema durante i meeting con la Commissione ed i membri del parlamento
europeo”, ha dichiarato Francine Cunningham, responsabile delle
comunicazioni della Federazione.
Ora, è naturalmente legittimo che i portatori di un interesse meritevole
di tutela sensibilizzino gli organi legislativi. Il punto tuttavia è:
come possono considerarsi interessi meritevoli di tutela i diritti d’autore
scaduti o in scadenza?
In un momento storico in cui internet ha messo in crisi l’essenza
stessa del copyright, i grandi detentori di diritti d’autore (l’industria
del disco e del cinema, su tutti) hanno mostrato di non accettare in alcun
modo dialogo sulla possibile revisione di un istituto nato per favorire
la diffusione delle opere e trasformatosi, almeno secondo alcuni, in un
mezzo di conservazione di posizioni di mercato ed, anzi, stanno spingendo
per modificare il quadro normativo onde evitare perdite economiche a causa
delle mancate vendite.
In questo modo viene messo in discussione il contratto sociale
alla base del diritto d’autore, in forza del quale lo Stato
riconosce a privati cittadini un diritto esclusivo e monopolistico, ma
necessariamente limitato nel tempo, sulle loro opere dell’ingegno,
in cambio della libera disponibilità delle stesse per tutta la
collettività, una volta scaduto il termine di esclusiva. Ora invece
abbiamo soggetti che hanno accettato quel contratto sociale, si sono legittimamente
arricchiti in forza di esso ed tuttavia chiedono che sia modificato per
poter evitare di arricchirsi in misura minore.
Per concludere, da alcuni anni a questa parte, l’industria della
musica ha tentato, con non poca fatica, di far comprendere ai cittadini
quanto prezioso fosse il lavoro creativo degli artisti e quanto spregevole
dovesse essere considerato il furto delle loro opere
attuato mediante lo scambio indiscriminato di mp3 sulle reti peer-to-peer.
Da parte mia, come comune cittadino, vorrei fare altrettanto. Vorrei sensibilizzare
il Legislatore sul valore del contratto sociale alla base del diritto
d’autore affinché esso sia rispettato. Viceversa, io stesso
sarò vittima di un furto da parte dell’industria discografica,
perché ho pagato in anticipo sotto forma di diritto esclusivo di
sfruttamento patrimoniale ed ora chiedo “That all right” sotto
forma di opera dell’ingegno in regime di pubblico dominio.
Alessio Canova
Responsabile Progetto Patnet.it
|
| Percorso Patnet
|
20 Luglio 2004
Liberate Elvis! |
|
|
|
|
|