Forse "una telefonata allunga la vita"…
ma non quanto un disco o un libro.
Questo almeno è quanto emerge da un'indagine di Forbes,
tradizionale punto di riferimento per le classifiche dei paperoni
del pianeta. Questa volta tuttavia il campione monitorato non comprende
i soliti Bill Gates, Berlusconi o sceicchi/petrolieri vari, essendo
la graduatoria stilata su un campione di celebrità
defunte.
Si scopre così che, più del foscoliano e sepolcrale
ricordo, ad allungare la vita delle celebrità (e a rallegrare
quella degli "aventi causa" sopravvissuti!) sono i lautissimi
guadagni derivanti dal copyright tuttora in essere. Si
ricordi infatti che, in Italia, il diritto esclusivo di sfruttamento
economico dell'opera dell'ingegno dura per 70 anni dopo la morte
dell'autore.
E poi, innegabilmente, l'artista maledetto e morto in giovane età
ha il suo fascino presso il pubblico, contribuendo alla nascita
di un mito.
Prendiamo ad esempio il rapper Tupac Shakur, assassinato
6 anni fa a Los Angeles quando era appena 25nne: nel 2001 ha venduto
2,7 milioni di dischi, per un guadagno stimato di 7 milioni di dollari.
Considerando che il rapper aveva registrato circa 200 canzoni che
non erano state pubblicate al tempo della sua morte, viene da pensare
cinicamente che il trapasso sia stato un ottimo investimento per
la sua carriera.
Ad un quarto di secolo di distanza dalla sua scomparsa (c'è
tuttora chi non vuol sentire parlare di morte!), il Re dei paperoni
dell'Ade è ancora il Re, ovvero Elvis Presley,
con un guadagno annuale di 37 milioni di dollari. All'exploit ha
contribuito la decisione della Nike di fare una
cover di "A little less conversation" (1969)
in occasione dei mondiali di calcio: potenza del marketing, la canzone
è divenuta n.° 1 nelle classifiche discografiche del
Regno Unito per 4 settimane.
A far compagnia ai due cantanti nella macabra top ten, ci sono altri
notissimi musicanti: John Lennon, al terzo posto
con 20 milioni di dollari di entrate; George Harrison
(che guadagna meno del co-Beatle a causa del minor contributo ai
testi delle canzoni), al sesto posto con 17 milioni di dollari;
Bob Marley e Jimi Hendrix, rispettivamente
all'ottavo e al nono posto con 10 e 8 milioni di dollari.
Se il disco "tira" anche nell'oltretomba, non vanno male
nemmeno altre forme d'arte.
Il buon vecchio Charlie Brown, ad esempio, forse
non è riuscito a far gran colpo sulla "Ragazzina dai
Capelli Rossi", ma certo ha lasciato il segno nel cuore del
pubblico che, nonostante la scomparsa di Charles Shultz
nel 2000, continua ad apprezzarne le strisce. Il popolare disegnatore,
con una certa sorpresa dello scrivente, si issa infatti sul secondo
gradino del podio, con un guadagno annuo di 28 milioni di dollari.
Altri artisti della penna che hanno occupato i prestigiosi ma poco
invidiati posti in classifica sono Theodor "Dr. Seuss"
Geisel, anche grazie ai diritti per il porting cinematografico
del bestseller "How the Grinch stole Christmas"
(in Italia, semplicemente "The Grinch"), e J.R.R.
Tolkien che, nonostante i 30 anni trascorsi dalla sua morte,
in questo momento sta beneficiando degli incassi derivanti dalla
trasposizione sul grande schermo della saga del Signore degli Anelli,
della vendita della versione su VHS e DVD, nonché della rinnovata
popolarità che, grazie ai film, ha avuto il romanzo in forma
cartacea.
L'ultimo posto vacante delle top ten è occupato dal pilota
della formula NASCAR Dale Earnhardt (4° con
20 milioni di dollari), scomparso a causa di un incidente durante
l'ultimo giro della 500 miglia di Daytona del 2001. La sue ricchezza
postuma deriva in gran parte dalla licenza sull'immagine della sua
auto acquisita dalla Nokia per farne un cellulare commemorativo.
Una curiosità: appena fuori dai primi dieci troviamo Marilin
Monroe la quale, a 40 anni dalla dipartita, continua a
generare 7 milioni di dollari di entrate grazie ai vecchi film,
al merchandising e al licensing sulla propria immagine, nonché
grazie alle aste degli apparentemente inesauribili quanto inutili
oggetti personali.
Alessio Canova
Responsabile Progetto Patnet.it
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