In un momento storico particolarmente
delicato per la legislazione sul diritto d'autore nel nostro
paese, quando cioè il Decreto Legislativo n.° 68
del 2003, nel recepire la direttiva EUCD,
da un lato, rende esplicitamente lecita la copia di riserva
a scopo personale e, dall'altro, incrimina chiunque violi
le protezioni tecniche sui contenuti protetti da
copyright, ancora una volta utili indicazioni potrebbero arrivare
dalla giurisprudenza nordamericana.
Il caso sul quale sarà chiamato a decidere il giudice distrettuale
di San Francisco, lungi dal contrapporre semplicemente gli Studios
hollywoodiani ad una software house di San Louis, potrebbe infatti
avere immediate ripercussioni interpretative sui limiti del cosiddetto
"fair use" dei singoli utenti, ovvero quella dottrina
che ammette la liceità del prestito dei libri ad amici o delle registrazioni
domestiche di film passati in TV.
Anche in Italia, infatti, dopo quasi un mese dall'entrata in vigore
della normativa di recepimento dell'EUCD, ancora ci si chiede come
sia possibile conciliare il sacrosanto diritto alla copia di riserva
con l'impossibilità legale di aggirare le protezioni tecniche, le
quali ormai sono presenti su tutti i software, su tutti i film e
su moltissimi CD-Audio.
Nel dettaglio la vicenda giudiziaria vedrà in aula l'industria cinematografica
al gran completo (Metro Goldwyn Mayer Studios, TriStar Pictures,
Columbia Pictures Industry, Time Warner Entertainment, Disney Enterprises,
Universal City Studios, ecc.)contro la giovane società 321
Studios, colpevole secondo l'accusa di aver favorito la
pirateria in ambito audiovisivo, grazie allo sviluppo dei software
DVD X-Copy e DVD Copy Plus.
I citati programmi per elaboratore, come molti altri presenti sulla
scena, permettono di "rippare" un DVD originale e di riversarlo
su un comune CD-Rom, "bypassando" la protezione CSS di Macrovision.
Tecnicamente il procedimento consiste nell'eliminazione della protezione
software presente nei DVD, nella decompressione del flusso audiovisivo
Mpeg2 e nella ri-compressione in formato DivX.
Poiché, come avviene ora in Europa, negli Stati Uniti il DMCA proibisce
con sanzione penale la violazione delle protezioni tecniche a tutela
del copyright, la MPAA ha fatto causa alla software house.
La questione del confine tra il diritto alla copia personale e la
violazione delle protezioni tecniche era già emersa al tempo della
vicenda Sklyarov, il programmatore russo della
Elcomsoft, produttrice di un programma per bypassare la protezione
sugli e-book e permettere la creazione di una copia di riserva,
senza tuttavia essere direttamente risolta.
Ora invece la Corte Distrettuale di San Francisco dovrà definire
espressamente se la violazione di una protezione è reato sempre
e comunque o se invece è lecita quando è finalizzata alla creazione
di una copia personale di backup, espressamente consentita anche
dalla legislazione nordamericana.
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